Assets come Ethereum e Bitcoin, sono nati ed hanno un valore riconosciuto per investitori e developer, grazie alla loro natura resiliente a censure o attacchi informatici.

La funzione di base che collega questi due asset è l’idea che nessun ente o governo può fermare un “Holder” dall’usare la propria “Private Key” per inviare valore in forma anonima o semi anonima.

I Token, ovvero oggetti digitali in forma ERC 20 (Fungibli) o ERC 721(Non-Fungibili) sono un Asset Class totalmente nuova, ancora in corso di esplorazione.

Oltre ai vari test eseguiti e le varie linee di pensiero (Tokenomics, DAO, Stable Coins etc) rispetto ad asset come ETH e BTC, hanno ancora un limite fortissimo che ne allontana gli investitori e le opportunità di esplorazione.

I Token infatti, al di la della strategia di valorizzazione, oggi hanno un singolo punto di fallimento, la dipendenza da un’organizzazione o persone, questo li rende un asset di conseguenza censurabile.

I possibili modi per censurare questo tipo di asset sono, sia legati alla censura di un ente che ne detiene e gestisce il front-end ed il DNS, sia legati a censurare chi mantiene gli aggiornamenti e chi ha i diritti di generare fork.

Un interessante spunto di riflessione viene dalle critiche mosse negli ultimi giorni da Vitalik, Vlad ed altri ricercatori di Ethereum, legati alle conseguenze di decisioni da parte della fondazione MakerDAO e dal rischio di un eventuale censura.

Il Front-End, gestito da un ente o persona, oggi mantenuto in Server Centralizzati o soluzioni distribuite come IPFS costituisce un pericolo che spesso viene sottovalutato dalla community di Ethereum.

Infatti nel mondo della finanza decentralizzata (DEFI), per pressioni governative certe applicazioni stanno introducendo limiti territoriali di visualizzazione ed utilizzo, altri Exchange Decentralizzati iniziano a richiedere KYC o addirittura il grande rischio è insito in applicativi non finanziari dove può nascere un oscurazione volontaria di conversazioni o tracciamento nascosto di dati a discapito della privacy dell’utente.

Questo scenario, va in contrapposizione totale con la filosofia di decentralizzazione e specialmente con la killer app del progetto Ethereum, ovvero, poter utilizzare un computer mondiale, resistente alla censura in maniera anonima, senza doversi affidare a team di sviluppo conosciuti o a terze parti.

Noi del team di DFOhub, abbiamo avuto l’ossessione di risolvere questo problema ed accelerare la transizione per un ecosistema di Decentralized Applications, sicure, anonime e specialmente resilienti alla censura, col fine di accrescere l’adozione di Ethereum sia in termini di sicurezza per gli utenti che in termini di valore per asset on top, ovvero i Token.

Per fare ciò abbiamo lavorato su due astrazioni di standard odierni:

  1. Front end e File On-chain: abbiamo creato questo EIP: https://github.com/ethereum/EIPs/pull/2399/files Code Name “ROBE”, per inserire file on-chain come codice front end immagini etc, attraverso un processo di divisione ed inserimento in una serie di Token Non-Fungibili (NFT) concatenati. Il fine di questa prima esplorazione fu di rendere i file di front-end di una Dapp on-chain, non censurabili e specialmente governabili da evolute forme di DAO. (Funzionante testabile qui: https://robe.ninja | Github: https://github.com/b-u-i-d-l/ROBE)
  2. Decentralized Flexible Organizations (DFO): Ovvero un nuovo standard di Organizzazioni Decentralizzate e Flessibili, dove il loro funzionamento è ispirato a come la community di Ethereum gestisce gli Improvement Proposal, ma in maniera decentralizzata ed anonima. (Funzionante testabile qui: https://dfohub.com | Github: https://github.com/b-u-i-d-l/DFO)

Le DFO hanno come base layer un Proxy Contract, che rende la programmazione di una applicazione più sicura, grazie all’idea di “Smart Contract as a Micro Service”, ovvero un proxy principale che orchestra l’intera applicazione, connettendo diversi Smart Contract tra loro e NFT per il Front-End.

Nelle DFO la governance non è un sistema chiuso e guidato da un singolo ente, come le normali DAO, ma rende i Token di voto degli asset simili ad azioni di governance di un protocollo.

I token holder infatti possono votare su ogni parte dell’applicazione, da aggiungere nuove funzioni, alla grafica o addirittura a modificare gli Smart Contract, puntando il Proxy verso uno nuovo.

La governance delle DFO ed il concetto di Proxy contract, rendono le dapp molto più sicure, riducendo il rischio di attacco o bug, dal momento che ogni funzione è uno Smart Contract assestante, infatti, nel caso una funzione sia problematica, essa non blocca o rende rischiosa l’intera applicazione, diventando oltretutto facilmente rimpiazzabile. Secondo punto di forza è l’indipendenza totale da un ente o dal sistema moderno di aggiornamento attraverso Fork, infatti la DFO si aggiorna automaticamente attraverso voto.

Dal punto di vista di un investitore, i Token di voto delle DFO, hanno un vantaggio di governance sia legato al poter decidere il futuro del protocollo, ma anche grazie all’indipendenza da un ente o stati.

Di conseguenza, in una DFO, se i token di voto sono ben distribuiti e se l’applicativo è collegato ad un Ethereum Domain Service, essi diventano un asset class più sicuro e simile a ETH e BTC, poichè l’applicativo sottostante non solo non è fermabile, ma resiste in termini di utilizzo ed aggiornamento al destino di qualunque ente, persona o founder.

Come primi test abbiamo creato la prima pagina totalmente resiliente alle censure: https://censorshipreistantpage.eth e il primo blog non censurabile (il Blog di DFO) https://blog.dfohub.eth

Nei prossimi mesi abbiamo moltissime sorprese, sia termini di sviluppi che in termini di progetti on top di questa tecnologia.

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La nostra missione è rendere DFOhub il sistema più semplice e sicuro in cui proporre aggiornamenti e governare DFO, per raggiungere una nuova ondata di Startup senza Founder Community Driven e le IDO, ovvero modelli di fund raise anonimi attraverso DEX, dove il concetto è:

“Una volta che il protocollo funziona e le regole di Governance sono standard e sicure, e davvero importante sapere chi lo ha sviluppato?”

Credits: Alessandro Maria Lagana Toschi, Marco Vasapollo

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